IL COLORE DEL VOLO

Il colore del Volo

IL COLORE DEL VOLO

IL COLORE DEL VOLO

IL COLORE DEL VOLO
“oltre ogni barriera”

Il volo è un’idea della potenza, è il sogno più antico dell’uomo.
Poter toccare il cielo e vedere la terra dall’alto è fortemente suggestivo.
Il volo è un movimento che squarcia il cielo, non lascia traccia, non ha colore; è solo movimento.
Si tratta di un’azione che non toglie e non aggiunge nulla, però qualcosa accade.
Il prima e il dopo sono molto meno importanti dell’azione: il volo è il segno della libertà di fare, la libertà dell’atto. E’ ciò che ci consente di avere l’altra visione.
Nel lavoro di Trusso il “testo”, rappresentato dalla foto dell’uccello in geroglifico, viene superato e perde il carattere di gabbia del selvatico.
Grazie ad un processo di progressiva astrazione, si assiste ad un passaggio dal linguaggio pittogrammatico egizio, al linguaggio degli ideogrammi fantastici che risultano come manipolazione estrema e sovrapposizione dei residui segni di volo.
L’apparato fotografico è la materia, il corpo fisico, la figura e la rappresentazione simbolica.
I segni di colore sono l’inizio del volo; sono i colori del cielo e del Nilo che fanno da musa per l’artista viaggiatore.
Dalla pietra l’anima dell’uccello torna a volare in cielo, e dal segno cromatico si procede alla ricerca di un segno puro che diviene scrittura del volo come astrazione.
E’ nel “gesto taglio” che l’artista ritrova la forza e la suggestione emotiva del “gesto volo”. Noi abbiamo memoria del volo, ma non lo si può scrivere.
Come il piacere, il volo non si può descrivere: è meravigliosamente impalpabile.
Da qui non una semplice riproduzione o una riproposizione traslata del volo sulla carta, ma la forza di trasmettere l’impeto di libertà di cui l’uccello con la sua azione è simbolo.
Con i tagli la carta non è più schermo, il gesto del taglio abbatte la bidimensionalità.
Nel lavoro di Trusso c’è più gesto che colore ed il risultato si ottiene per passaggi successivi di addizioni e sottrazioni, fino ad attraversare lo stesso schermo fisico del foglio, alla ricerca di un infinito che è oltre ogni barriera.